Ancora su “l’inferno dei viventi”
Ottobre 29, 2009
“Al momento giusto ho scostato la tenda e la prima cosa che ho visto di lui – dopo anni che c’eravamo persi di vista – è stato il movimento a stantuffo del suo grosso sedere peloso stretto tra le ginocchia bianche di lei; poi l’occipite ben pettinato, sul guanciale, a fianco del viso di lei un pò slavato che si spostava di novanta gradi per lasciarmi libero di colpire. Tutto è avvenuto nella maniera più rapida e pulita, senza dargli il tempo di riconoscermi, di sapere chi era arrivato a guastargli la festa, forse nemmeno d’accorgersi del passaggio di frontiera fra l’inferno dei vivi e l’inferno dei morti”.
Italo Calvino, Se una notte d’inverno un viaggiatore
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