Ancora sul vegetarianesimo

“Non sono lontano dal pensare che gli uomini arriveranno veramente a non uccidersi tra di loro, quando arriveranno a non uccidere più gli animali” (frase attribuita a Aldo Capitini).

Vedi anche:
- La pace è vegetariana
- La pace è animalista

settembre 26, 2011 at 4:17 pm Lascia un commento

Vegetarianesimo

Sono ufficialmente diventato vegetariano.
Ancora una volta, Italo Calvino.

Il marmo e il sangue (da “Palomar”)
Le riflessioni che il negozio del macellaio ispira a chi vi entra con la borsa della spesa coinvolgono cognizioni tramandate per secoli in varie branche del sapere: la competenza delle carni e dei tagli, il miglior modo di cuocere ogni pezzo, i riti che permettono di placare il rimorso per l’uccisione d’altre vite al fine di nutrire la propria. La sapienza macellatrice e quella culinaria appartengono alle scienze errate, verificabili in base ad esperimenti, tenendo conto dei costumi e delle tecniche che variano da perse a paese; la sapienza sacrificale invece è dominata dall’incertezza, e per di più caduta in oblio da secoli, ma pesa sulle coscienze oscuramente, come esigenza inespressa. Una devozione reverente per tutto ciò che riguarda la carne guida Palomar che s’accinge a comprare tre bistecche. Tra i marmi della macelleria egli sosta come un tempio, conscio che la sua esistenza individuale e la cultura cui egli appartiene sono condizionate da questo luogo.

La fila dei clienti scorre lentamente lungo l’alto banco di marmo, lungo le mensole e i vassoi dove s’allineano i tagli di carne, ognuno con infisso il cartello del prezzo e il nome. Si succedono il rosso vivo bue, il rosa chiaro del vitello, il rosso smorto dell’agnello, il rosso cupo del maiale. Avvampano vaste costate, tondi tournedos dallo spessore foderato d’un nastro di lardo, controfiletti agili e slanciati, bistecche armate del loro osso impugnabile, girelli massicci e tutti magri, pezzi da bollito stratificati di magro e di grasso, arrosti che attendono lo spago che li costringa a concentrarsi su se stessi; poi i colori s’attenuano: scaloppe di vitello, pezzi di spalla e vitello, tenerumi; ed ecco che entriamo nel regno dei cosciotti e delle spalle d’agnello; più in là biancheggia una trippa, nereggia un fegato…

Dietro il banco, i macellai biancovestiti brandiscono le mannaie dalla lama trapezoidale, i coltellacci per affettare e quelli per scorticare, le seghe per troncare ossi, i batticarne con cui premono i serpeggianti riccioli rosa nell’imbuto della macchina trituratrice. Dai ganci pendono corpi squartati a ricordarti che ogni tuo boccone è parte d’un essere alla cui completezza vivente è stato arbitrariamente strappato.

In un cartellone al muro, il profilo d’un bue appare come una carta geografica percorsa da linee di confine che delimitano le aree d’interesse mangereccio, comprendenti l’intera anatomia dell’animale, esclusi corna e zoccoli. La mappa dell’habitat umano è questa, non meno del planisfero del pianeta, entrambi protocolli che dovrebbero sancire i diritti che l’uomo si è attribuito, di possesso, spartizione e divoramento, senza residui dei continenti terrestri e dei lombi del corpo animale.

Occorre dire che la simbiosi uomo-bue ha raggiunto nei secoli un suo equilibrio (permettendo alle due specie di continuare a moltiplicarsi) sia pur asimmetrico (è vero che l’uomo provvede a nutrire il bue, ma non è tenuto a darglisi in pasto) e ha garantito il fiorire della civiltà detta umana, che almeno una sua porzione andrebbe detta umano-bovina (coincidente in parte con quella umano-ovina e ancor più parzialmente con l’umano-suina, secondo le alternative attitudini d’una complicata geografia d’interdizioni religiose). Il signor Palomar partecipa a questa simbiosi con lucida coscienza e pieno consenso: pur riconoscendo nella carcassa di bue penzolante la persona del proprio fratello squartato, nel taglio della lombata la ferita che mutila la propria carne, egli sa d’essere carnivoro, condizionato dalla sua tradizione alimentare a cogliere da un negozio di macellaio la promessa della felicità gustativa, a immaginare osservando queste trance rosseggianti le zebrature che la fiamma lascerà sulle bistecche alla grigia e il piacere del dente nel recidere la fibra brunita.

Un sentimento non esclude l’altro: lo stato d’animo di Palomar che fa la fila nella macelleria è insieme di gioia trattenuta e di timore, di desiderio e di rispetto, di preoccupazione egoistica e di compassione universale, lo stato d’animo che forse altri esprimono nella preghiera

luglio 6, 2011 at 10:34 pm Lascia un commento

Vittorio Foa e la resistenza

Vittorio Foa, celebre antifascista, disse in Senato al missino Giorgio Pisanò: “Abbiamo vinto noi, e tu sei diventato senatore. Avessi vinto tu, io sarei ancora in galera”.

aprile 26, 2011 at 1:12 pm Lascia un commento

Torino e Milano

E’ cosa risaputa che i torinesi trapiantati a Milano non vi allignano, o vi allignano male.

Primo Levi, “Il sistema periodico”, “Oro”.

marzo 31, 2011 at 7:40 am Lascia un commento

Le màkkine

Sono bestiole vive e quackueggianti che corrono in tutti i sensi sulle loro zampe rotonde. Non mangiano niente di concreto e bevono petrolio. Quando cala la notte gli si illuminano gli occhi.

(da Raymond Queneau, “I fiori blu” – traduzione di Italo Calvino: il Duca d’Auge spiega al cappellano Onesiforo Biroton cosa sono le màkkine)

maggio 12, 2010 at 8:14 pm Lascia un commento

Ancora su “l’inferno dei viventi”

“Al momento giusto ho scostato la tenda e la prima cosa che ho visto di lui – dopo anni che c’eravamo persi di vista – è stato il movimento a stantuffo del suo grosso sedere peloso stretto tra le ginocchia bianche di lei; poi l’occipite ben pettinato, sul guanciale, a fianco del viso di lei un pò slavato che si spostava di novanta gradi per lasciarmi libero di colpire. Tutto è avvenuto nella maniera più rapida e pulita, senza dargli il tempo di riconoscermi, di sapere chi era arrivato a guastargli la festa, forse nemmeno d’accorgersi del passaggio di frontiera fra l’inferno dei vivi e l’inferno dei morti”.

Italo Calvino, Se una notte d’inverno un viaggiatore

ottobre 29, 2009 at 5:26 am Lascia un commento

Ragionamento psicologico

Mi ha molto colpito questo articolo di Ivan Scalfarotto, che mi sembra commentare con molta intelligenza gli sproloqui di Berlusconi successivi alla bocciatura del Lodo Alfano.

In sintesi (e nella mia interpretazione): Berlusconi sostiene che i giudici della Corte Costituzionale abbiano votato per la non ammissibilità del Lodo Alfano in quanto persone di sinistra e/o “comprati” dalla sinistra. Berlusconi, in altre parole, non può concepire che un giudice, pur con tutte le sue idee politiche (chi non ne ha!), possa compiere il proprio lavoro in modo onesto, trasparente, coscienzioso, applicando semplicemente la legge indipendentemente dalla propria appartenenza, analizzando i fatti.

Perchè? Semplicemente perchè lui stesso, in politica, fa proprio questo: cerca di mettere ovunque i “suoi” uomini. Cerca di infiltrare uomini a lui fedeli in tutti i più importanti centri decisionali del paese. Uomini che agiranno sempre e solo per favorire una certa parte politica.

Berlusconi, come tutti gli uomini, legge la realtà con i propri occhi, con la propria mentalità: e tende a vedere replicati i propri comportamenti in tutti gli italiani.

Non è così: esistono ancora italiani onesti. Si tratta della classica maggioranza silenziosa. Forse un giorno si stuferà di starsene in silenzio.

ottobre 10, 2009 at 8:00 am Lascia un commento

Un gigante

Barack Obama, un gigante dei nostri tempi

Barack Obama

La democrazia è fatta dal lavoro quotidiano di tante persone comuni. E’ fatta di valori condivisi dalla maggioranza delle persone che si trovano a vivere un destino comune.

Per questo ritengo che non ci dovrebbero essere, in politica, leader intoccabili, ma soprattutto idee e persone disposte a perseguirle. Per questo vorrei che il vivace dibattito interno al Partito Democratico si concentrasse il più possibile sui programmi e non sulle persone.

Tutto questo non toglie che nella storia ci siano, di tanto in tanto, dei giganti. Persone capaci di interpretare lo spirito del tempo con un coraggio e una grinta non comuni. Persone difficilmente sostituibili.

Uno di questi è senza dubbio Barack Obama.

Mi hanno colpito, oltre a mille altre cose, queste sue parole:

“Racism is felt by African-American women paid less for doing the same work as colleagues of a different color and gender. By Latinos made to feel unwelcome in their own country. By Muslim Americans viewed with suspicion for simply kneeling down to pray. By our gay brothers and sisters, still taunted, still attacked, still denied their rights”.

(“Il razzismo lo vivono le donne afro-americane pagate meno, per lo stesso lavoro, rispetto a colleghi maschi o con un colore della pelle diverso. Lo vivono gli ispanici quando vengono trattati come stranieri in quella che è la loro patria. Lo vivono i mussulmani americani guardati con sospetto quando si inginocchiano per pregare. Lo vivono i nostri fratelli e le nostre sorelle omosessuali, ancora scherniti, attaccati e privati di importanti diritti”).

luglio 17, 2009 at 2:02 pm Lascia un commento

Se voi foste persone normali

Se foste un rom, quella di Salvini non vi apparirebbe come la sortita delirante di un imbecille da ridicolizzare. Se foste un musulmano, o un africano, o comunque un uomo dalla pelle scura, il pacchetto sicurezza non lo prendereste solo come l’ennesima sortita di un governo populista e conservatore, eccessiva ma tutto sommato veniale.

Se foste un lavoratore che guadagna il pane per sé e per i suoi figli su un’impalcatura, l’annacquamento delle leggi sulla sicurezza nei luoghi di lavoro non lo dimentichereste il giorno dopo per occuparvi di altro. Se foste migrante, il rinvio verso la condanna a morte, la fame o la schiavitù, non provocherebbe solo il sussulto di un’indignazione passeggera.

Se foste ebreo sul serio, un politico xenofobo, razzista e malvagio fino alla ferocia non vi sembrerebbe qualcuno da lusingare solo perché si dichiara amico di Israele. Se foste un politico che ritiene il proprio impegno un servizio ai cittadini, fareste un’opposizione senza quartiere ad un governo autoritario, xenofobo, razzista, vigliacco e malvagio.

Se foste un uomo di sinistra, di qualsiasi sinistra,non vi balocchereste con questioni di lana caprina od orgogli identitari di natura narcisistica e vi dedichereste anima e corpo a combattere le ingiustizie.

Se foste veri cristiani, rifiutereste di vedere rappresentati i valori della famiglia da notori puttanieri pluridivorziati ingozzati e corrotti dalla peggior ipocrisia.

Se foste italiani decenti, rifiutereste di vedere il vostro bel paese avvitarsi intorno al priapismo mentale impotente di un omino ridicolo gasato da un ego ipertrofico.

Se foste padri, madri, nonne e nonni che hanno cura per la vita dei loro figli e nipoti, non vendereste il loro futuro in cambio dei trenta denari di promesse virtuali.

Se foste esseri umani degni di questo nome, avreste vergogna di tutto questo schifo.

(Moni Ovadia)

maggio 14, 2009 at 1:55 pm 3 commenti

Ancora Calvino (buon 25 aprile)

Mi trovo nuovamente a scoprire una frase di Italo Calvino che mi stupisce per chiarezza, sintesi, linearità e verità:

“Dietro il milite delle Brigate nere più onesto, più in buonafede, più idealista, c’erano i rastrellamenti, le operazioni di sterminio, le camere di tortura, le deportazioni e l’Olocausto; dietro il partigiano più ignaro, più ladro, più spietato, c’era la lotta per una società pacifica e democratica, ragionevolmente giusta, se non proprio giusta in senso assoluto, ché di queste non ce ne sono”.

E’ la risposta più precisa e puntuale che si possa immaginare a chi continua a usare la vecchia argomentazione (indubbiamente vera, ma usata in cattiva fede) che anche fra i partigiani ci furono assassini, torturatori e criminali.

aprile 22, 2009 at 2:33 pm Lascia un commento

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